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N u g a e22 July //// (seconda parte)Ed ora che il cerbiatto t’è sfuggito ancora, che ne sarà di te? Ti ho visto correre a capo chino dietro orme di vento profumato, per un tempo che non è ancora finito, tu ed il tuo gioco a seguire ombre in circolo sui tuoi passi. Fiutare l’odore del sangue, e voltarti indietro a cercare la ferita, per poi di nuovo piegare la tua verità verso le luci del proiettore, a nasconderti ancora, e ancora a mentire. Ho sorriso, nascosta nel folto del bosco, quando ho visto che ti giravi di nuovo verso di me in cerca di una risposta, e volutamente ho lasciato che il sangue fluisse da quelle quattro cicatrici che porto; ho saputo sfruttare le correnti, e tu mi hai sentita. Sapevo però che mi avresti accusata, ricordi? Tanto che hai di nuovo preferito non riconoscermi, raccontarti questa bugia, ammiccare alla mia pelle, come lasciando note a piè di pagina per domani, e poi riprendere il tuo cerchio di notti dopo notti, corpi dopo corpi. 17 September Un sabato seraPer caso hai sentito Paolo? No mi spiace, ma dai, forse il cellulare non prende a Rimini. Tu piuttosto, hai sentito Antonino? Ah sì, ha detto di dirti che ti vuole bene Quanto faceva in tutto? Erano 18,40, li devi dare a Lucia però Si a me… però aspetta… Io ti devo 12 della tinta, però ti ho comprato le sigarette Allora facciamo così, io ti do 20, hai il resto? No ho solo 5 interi…tu dammi le monete da due però, così io ne do 3 a Ramo, e il resto lo prendi tu E le sigarette chi le ha pagate? No però io questo proprio non lo capisco… Mi è arrivato un sms da Paolo Dai, leggiamolo insieme E’ di quelli da incorniciare? Beh non raggiunge il livello dei tuoi Roby, ma se il ragazzo s’impegna… Ma alla fine di chi sono sti 40 centesimi? Credo di tua mamma, è il resto delle sigarette Ma non le aveva comprate Lucy? Sì però Lucy doveva a me un euro del cinese Ramo mi hai di nuovo bruciato la tovaglia, eddai… segna vah Di chi è sto cellulare che suona Mio! E’ la Tim? Sì, zoccola Passa il posacenere vah Tanto l’hai già bruciata la tovaglia Ma poi con Beppe2 sei uscita? Macchè, però mi ha cercata Beppe1 Si però qua, poco da scherzare eh…Avanti, chi ha sentito Aldo? Io l’ho visto, stava daddddio! Te l’ho già detto prima vero, che sei una zoccola? Lucy adesso però ci spieghi perché stai ridendo da sola Ragazze scusate, ma alla fine i miei 5 euro dove sono finiti?
3 September ////Mi accuserai, ben presto, di ostentata tolleranza, di eccessiva sincerità negli intenti e nelle parole. Mi abbraccerai di tensione, mani come sguardi, ed il tuo sguardo un assioma di quotidianità. Nemmeno avrà bisogno, la sfera di cristallo, di offuscarsi: implosa e sfacciatamente divertita, ripeterà ancora una volta la sua cantilena di Cassandra stonata, quindi sparirà, pronta a mutar di nuovo forma, a far vibrare la voce in corollari d’ingiusta verità in divenire. Ben presto guarderai i quattro segni del leone delle caverne, li guarderai con ammirazione e timore, li guarderai con gli occhi di chi vuole, e che eppure non sa volere abbastanza. Ne riderai, spostando altrove le dita, su fili meglio intrecciati di quanto io potrò mai fare con le corde del mio telaio. Ma ti rinfaccerò il mio seno, allora, il sapore del sangue dipinto in quelle quattro linee parallele. Sarò ancora tramite fra te e te, perché mai si può chetare la mia tensione al vero, nemmeno davanti al giorno nuovo, alla compassione del cerbiatto. Capirai troppo tardi, eccone un altro; io ho capito prima di sapere, ma camminare eretta coi piedi a carezzare soltanto la sabbia, talvolta, è scherzo che mi concedo, sofisticata quanto evanescente fuga da quelle quattro cicatrici vive. Sorridi, semplice saggio di te stesso, perché ti ho sfiorato e tu mi hai assaggiata. 23 March Mare nostrumPrendimi e portami via. Ci riuscirai? Saranno forse catene, e non di dolce edera verde, ma di rumorosi cocci appesi a guglie, pesanti nuvole di grigio e dissapore. Riuscirai a trascinarmi, a costringermi ad essere ciò che sono ma nascondo? Potrei finalmente ingoiare fiele senza vergognarmene, appoggiarmi alla tua presunzione, quella radice ancorata in te da mani divine, e che ora affondi per gioco con piglio divertito nelle mie certezze di essere fragile. L’inadeguatezza… è quello l’orrore più grande, sai? Eppure la cerco, senza che sia dolore quello che voglio impormi; è piuttosto stordimento dei sensi, caduta da me stessa, annullamento, ecco, quell’annullamento di cui si parla (vero Fratello?) quando si cerca l’ingrediente segreto per l’Unico, l’Uno in Due. Conoscersi, amarsi, odiarsi, frantumarsi, perdersi. E poi raccogliersi, ricostruirsi, specchiarsi, amarsi e tornare a conoscersi, ma ora con due paia d’occhi a disposizione. Non so se lo capirò, e se avrò davvero il coraggio di afferrarlo; forse sto di nuovo confondendo il rumore di un sospiro legger con l’urlo ovattato di un fuorilegge in fuga. Forse non era nemmeno il “mare nostrum”, quello, ma l’oceano di qualcun altro. I nostri due mondi potrebbero essere troppo lontani anche per la più acuta delle note, e le tue catene non bastare a tener stretto il mio volo di fantasma. Eppure… Siamo solo le maschere di noi stessi ora, siamo solo la scia dell’aereo. Profumi che si inseguono, sospiri che ci neghiamo. Pensieri e dubbi, già. Ma cammino ancora, per vederti da vicino. Pazza? Decisamente. Vuoi? 23 February L'angolo del "Dicono di me"Copio e incollo fedelmente quanto scritto dalla mia amica Ramona in seguito al mio post sulle "50 cose".
(qualsiasi riferimento a fatti o persone realmente esistite è da considerarsi assolutamente veritiero. Prendetevala con la Uacca).
Non mi ricordo quando caspita l’ho conosciuta, so solo che l’ho sempre vista bazzicare dalle mie parti e che ho iniziato a relazionarmici dopo taaaaaaaaanto tempo dalla mia nascita. In realta’ non ci potevamo sopportare, interessi troppo diversi…a me non piaceva giocare a calcio e con le pistole mentre a Lei si’…poi…giocava sempre con Marco e Filippo (Calippo), e di femmine…non ne voleva assolutamente sapere.
Un bel giorno, siamo diventate vicine di casa e da li’…e’ iniziata la nostra “storia”.
Ora vado, sono al lavoro, e…anche se non ne ho voglia, devo far finta di fare qualcosa.
E poi dice che non leggo il Suo Blog…Impossibile!...Dopo anni e anni di mal di testa, causati dalla volonta’ di decifrare la Sua scrittura, non la leggo proprio ora che e’ cosi’ facile?.
Baci da chi Le vuole un mondo bene!...Ramo… 10 February CruxChe poi cos’è la Passione, se non quella Spinta che ti obbliga a schiudere le labbra quando meno te l’aspetti, a far fuoriuscire una fiamma di fiato che altrimenti sarebbe implosa bruciando l’aria…? Cos’è se non una voce che proprio come una fiamma trema, piegando il Tempo per scandire un nome, Uno Soltanto, a liberare corpo e mente dal peso del Desiderio? Brucia a trattenerlo, quel nome, brucia quando sfiora le labbra sferzandole a facendole vibrare d’una vita inaspettata e a lungo tenuta nascosta; ma è solo quando il nome è quello sbagliato che rimangono le cicatrici, che si sciolgono gli occhi e si percorrono a ritroso passi audaci su sogni da rinnegare, per non impazzire di domande. Eppure la Passione siede alla destra del Padre, e del Padre segue bramosa ogni movimento, beve ogni parola mai sazia di compiacere, davanti al Padre si piega in ginocchio, desiderio supplice, angelo incompleto che solo talvolta ha paura di scorgersi demone silenzioso, quando la gabbia di costrizioni morali e autoimposte perde la sua lucentezza di stelle sicure per rintanarsi nell’intimo fango della Notte. Lo sporcarsi l’anima e le mani è però l’unica via per riscoprirci parte del Cerchio e del suo Canto, perciò non si può smettere di respirare l’errore, di seguirne la tentazione e le spire, né di aggiungere tizzoni ardenti nella macchina a vapore del nostro fiato. Io ci soffio, io ne fomento il rossore e l’entropia, io ancora ne animo il grido di fantasma, ne saturo il pensiero fino al punto di non ritorno, fino a quando di nuovo le mie labbra non sono costrette a schiudersi, strappi nella terra, per offrire ancora quel nome, per accettare ancora quelle bruciature sottese da ricami rubati a qualcun altro.
Perdonami se puoi, ma non sarò io a chiedertelo. 16 January Il lancioLa sfera prese a rotolare veloce lungo quella pista da bowling così lucida e liscia. I tre buchi facevano l’occhiolino al mondo apparendo periodicamente sulla superficie perfetta della palla, mentre la corsia veniva via via mangiata da quella corsa fatta di linea retta e spinta, di rumore sordo di legno calpestato da un punto per volta, tangenza in movimento.
Anche ora la sfera prosegue costante la sua marcia, cieca ed affatto timorata, come sospinta da tutti quegli occhi che la fissano, sguardi dal sospiro trattenuto, dalle sciocche aspettative di un istante che non si cura della geometria e della fisica, affamato solo d’una traiettoria perfetta, di un boccone d’adrenalina. Ed i birilli attendono l’esecuzione. Qualcuno stringe gli occhi mentre altri, vati di se stessi, sorridono in segno di sfida a quella Mano ed alla sua arma sferica lanciata contro di loro; tutti però restano immobili ai loro posti numerati in file perfette, nella penombra della Grande Voragine dietro di loro. Geometria contro Geometria, Ordine contro Ordine. Il Tempo s’assottiglia ed accorcia lo Spazio, finché la distanza non diviene foglio, ed il foglio aria, e l’aria rumore. L’impatto è assordante. Tanto che per un attimo tutti gli occhi si chiudono, tutti tranne quelli ammiccanti della sfera che, soltanto appena stupiti, procedono lungo la loro traiettoria ignari del bosco appena attraversato e degli alberi divelti. I birilli intanto contano se stessi mentre il panico dilaga fra le loro fila; sembrano scappare dandosi gomitate a vicenda, cercando di mantenersi in equilibrio sulle loro fibre di legno; ma l’ubriachezza è ormai divenuta insostenibile e le loro teste vorticano pietosamente prima di andare a sbattere contro il pavimento. Seccati. Rivelano le loro ultime volontà gridando disprezzo e promettendo ritorsioni, ma il loro volere è misera cosa, scialbo desiderio di soldatini di piombo ben ancorati al suolo, a confronto di quell’urlo unico ma dalle molteplici voci, dalle più variopinte sfumature di storia, esplosione dei respiri prima trattenuti. Una voce unica a colmare quell’attimo impercettibile di silenzio dopo il fragore dell’esplosione, una liberazione di voce e speranza, un grido di esaltante soddisfazione.
S T R I K E !
Quando volgo le spalle alla pista. Quando torno a vivere e riapro gli occhi. Quando cancello il boato della folla immaginaria che mi danza nella mente. Quando poso la penna e soffio sull’inchiostro ancora fresco. Allora ti guardo, Lettore, mentre mi accompagni proprio là dove desidero non solo essere, ma piuttosto esistere. Sulla tua bocca, in un piccolo leggero sorriso.
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